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LA DIVERSITÀ ATTRAVERSO GLI OCCHI DELLA FILOSOFIA

Durante l’incontro guidato dal Dott. Sammy Marcantognini è stata affrontata una domanda centrale per il nostro tempo: possiamo eliminare le differenze? E la disuguaglianza è davvero una fonte di ansia sociale?
Come ricorda la Logosomatica, per comprendere questi temi è necessario partire dal corpo e dalla percezione: l’ansia sociale nasce quando il corpo vive il giudizio dell’altro come una minaccia, quando il confronto diventa misura del proprio valore. Le differenze non sono un errore da correggere: sono la forma con cui la vita si manifesta. Eliminare la diversità significherebbe negare la realtà somatica e psicologica di ciascuno. Tuttavia, la disuguaglianza può generare emozioni primarie — fastidio, rabbia, frustrazione — che non devono essere soppresse, ma comprese. Esse sono segnali corporei: messaggi che il soma invia per indicarci un bisogno, un limite o una richiesta di adattamento. Ad esempio, nel sentirsi “inferiore” all’avversario — nello sport o nella vita — il corpo reagisce con emozioni antiche e adattive. La frustrazione, anziché essere un ostacolo, diventa allora un’occasione per ascoltare ciò che il corpo vuole comunicare: un bisogno di riconoscimento, di crescita, di orientamento. Da questa prospettiva, la disuguaglianza non è il problema.Il problema nasce quando il vissuto emotivo non trova spazi di contenimento e di significato. Le emozioni devono essere accolte, nominate, attraversate nel corpo, altrimenti diventano agiti, rigidità, oppure rinuncia mascherata da adattamento. Nei contesti educativi, sportivi e relazionali il rischio più grande è negare la realtà somatica dell’altro. Trattare tutti allo stesso modo non garantisce equità: anzi, può togliere alla persona la possibilità di usare la propria differenza come risorsa. Gli esempi durante l’ intervento — dall’atleta amputato fino ai bambini con fragilità cognitive — mostrano come il rispetto passi dal riconoscimento della diversità, non dalla sua cancellazione. Secondo la Logosomatica, identità e crescita nascono dal confronto: non dal confronto patologico che genera ansia sociale, ma da quello che permette al corpo e alla mente di misurarsi con la realtà, di trovare il proprio posto. È nel limite — esterno e interno — che il bambino scopre chi è. Il “muro di gomma”, cioè un confine chiaro ma non punitivo, permette al soma di sentirsi contenuto e al logos di orientarsi. Il rifiuto del limite, al contrario, produce due derive:
– la compressione masochistica, in cui il corpo trattiene tutto e non sa più dire “no”;
– l’onnipotenza priva di radicamento, che scambia la libertà con l’assenza di regole.
In entrambi i casi si perde la capacità di sentire e modulare la propria aggressività, che nella visione logosomatica non è distruttività, ma energia di spinta, forza vitale necessaria per muoversi nel mondo. Un bambino che non sa esprimere la rabbia perde anche la possibilità di accedere alla tenerezza, perché entrambi i sentimenti nascono dalla stessa pulsazione somatica: la capacità di espandersi e ritirarsi, di contrarsi e rilassarsi. Senza questa dinamica, l’organismo perde equilibrio, e con esso la capacità di crescere. Educare alla differenza significa dunque aiutare i giovani a riconoscere ciò che sentono, ad abitare il proprio corpo, a trasformare la frustrazione in orientamento. Significa insegnare non solo a competere, ma a rischiare, a creare la propria “nicchia vitale”, come ricordano le riflessioni di Popper e Lorenz. Chi sa rischiare diventa un “pesce corallino”: capace di muoversi in contesti diversi, di affrontare l’imprevisto, di trovare soluzioni nuove. Questo cammino, però, si trasmette solo con l’esempio: attraverso adulti che sappiano dire “no” con fermezza e serenità, e “sì” con autenticità; nel bambino, quando arriva la rabbia, deve esserci un confine. Un organismo sano ha un equilibrio tra contenimento e sregolatezza: permette di esprimere impulsi e sentimenti in modo efficace, perché mente e corpo sono connessi. Per la Logosomatica, infatti, l’identità si costruisce nella verità della propria storia somatica: nella differenza, nel limite, nel conflitto sano che permette al corpo di sentire e alla mente di comprendere.
La diversità non è un problema da eliminare, ma l’origine stessa della nostra unicità.